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Quali sono le opzioni per il TFR e quali i vantaggi per le aziende nel conservare l’equivalente del TFR dei dipendenti in oro?
La durata della vita lavorativa degli italiani sembra inevitabilmente destinata a prolungarsi, a questo concorrono prevalentemente due fattori: l’aspettativa di vita che si è allungata e la denatalità, ovvero una riduzione delle nascite.
Passati i “bei” tempi del boom economico, quando il surplus di bilancio ha permesso alla Banca d’Italia di acquistare le 2.452 tonnellate di oro della riserva aurea degli italiani, lentamente ma inesorabilmente i cordoni della borsa si sono ristretti.
Il rapporto tra il numero dei lavoratori attivi versanti contributi ed il numero di chi usufruisce di vitalizi e pensioni, siano esse sanitarie, minime o d’oro, questo rapporto è sbilanciato pesantemente verso il secondo con conseguente spostamento in avanti dell’età pensionabile.La conseguenza è che i lavoratori, per pensare al proprio futuro, si trovano costretti a versare parte della loro retribuzione per crearsi una pensione e le aziende a realizzare un paracadute, a favore del lavoratore, facendo loro accantonare o versando il TFR (trattamento di fine rapporto) che verrà liquidato al dipendente alla cessazione del rapporto lavorativo.
TFR: pro e contro delle diverse destinazioni
Il dipendente sceglie, nei primi sei mesi del rapporto di lavoro, se lasciare tali soldi in azienda, se destinarli al Fondo di Tesoreria dell’INPS o a un Fondo Pensione complementare.
Esiste una soglia, quella dei 50 dipendenti, al di sotto della quale il dipendente può scegliere tra le tre destinazioni, mentre al di sopra la scelta è solo tra INPS e fondo pensione
Il comune denominatore tra le tre possibilità è che sul denaro accantonato i rendimenti non salvaguardano il potere d’acquisto, mentre le differenze stanno solo nelle agevolazioni fiscali e nella disponibilità del denaro per il dipendente.
In tutti i casi rimangono dei rischi e dei vantaggi:
- TFR in Azienda
RISCHIO: in caso di fallimento dell’azienda la procedura per il recupero del TFR può essere lunga, ma è comunque garantita dall’INPS.
VANTAGGIO: totale e immediata liquidazione a fine rapporto.
- TFR in Fondo Pensione
RISCHIO: a seconda del fondo esistono rischi finanziari, potrebbero esserci rendimenti negativi.
VANTAGGIO: agevolazioni fiscali e liquidazione parziale dopo gli 8 anni di durata.
- TFR in Fondo INPS
RISCHIO: mancanza di rendimento, la rivalutazione è fissata al 1,5% + 75% dell’inflazione.
VANTAGGI: garanzia di un Ente statale.

Vantaggi nel conservare l’equivalente del TFR in oro
Negli ultimi anni, consulenti del lavoro e commercialisti, sollecitati dalle PMI, hanno avvicinato il criterio di garantire i dipendenti e le aziende in relazione alla liquidazione di fine rapporto accostando la tutela al mantenimento del potere d’acquisto inserendo l’oro fisico da investimento nella gestione di risparmi a medio/lungo termine.
È una cosa che inevitabilmente doveva accadere, dovendo garantire ai dipendenti la liquidazione, le aziende con meno di 50 dipendenti hanno iniziato a considerare la regolare crescita del valore dell’oro come una forte appealing per questa forma di risparmio obbligatorio.
Le opzioni per diversificare il TFR
Fino a poco tempo fa diversificare la liquidità aziendale si faceva solo investendo in prodotti finanziari.
In particolare, per il breve termine, le opzioni principali sono:
- Conti a termine/libretti aziendali
- Fondi del mercato monetario
Mentre, per il medio/lungo termine, il ventaglio di possibilità è più ampio:
- Obbligazioni (societarie/governative)
- OICR (Fondi comuni/ETF)
- Polizze assicurative (capitale parzialmente protetto)
- Crowdfunding immobiliare (finanziare progetti tramite piattaforme)
Esclusa la prima, in tutte queste alternative è insito un difetto di fondo: sono tutte promesse di pagamento e il denaro investito viene affidato a terzi sulla cui capacità e serietà, si basa il risultato finanziario/economico ed a volte non sono sufficienti.
In tempi di incertezza come quelli odierni molte aziende intendono affidarsi a ciò che è di per se stesso una garanzia: l’oro fisico. Il risultato economico medio del nobile metallo negli ultimi 15 anni è stato un +10,2 annuo, senza contare il dato del 2025 che è stato del +64,5%.
Le Banche Centrali sono acquirenti attive di oro da anni e hanno dichiarato che proseguiranno per i prossimi 5 anni. Le banche proteggono i bilanci degli stati, l’imprenditore deve proteggere il bilancio della propria azienda.
Come investire in oro per il TFR?
Considerando che, in caso di dimissioni o licenziamento di un dipendente, l’azienda deve avere la disponibilità dell’indennità di liquidazione immediata per legge, è evidente che la stessa vada inserita nella gestione della liquidità dell’azienda stessa.
I tempi di liquidazione di polizze e prodotti finanziari in genere si stanno allungando ed hanno raggiunto negli ultimi tempi i due mesi. Questo aspetto cozza con quanto stabilisce lo stato italiano che prevede tempi molto ristretti per il pagamento del TFR, se quest’ultimo è stato lasciato in azienda dal lavoratore.
A tutto ciò si può ovviare molto facilmente aprendo un conto deposito in oro fisico da investimento. È uno dei pregi dell’oro stesso: ha la solidità dell’immobile unita alla liquidità della moneta.
Una saggia ripartizione nell’acquisto di lingotti nelle svariate pezzature standard previste da LBMA, permetterà all’azienda di monetizzare con la vendita dell’oro solo il quantitativo necessario al momento del bisogno.
L’oro acquistato comunque rimane nel capitale dell’azienda ed è fonte di garanzia accettata dalle banche, il valore che erroneamente viene indicato come volatile, ha mantenuto un andamento in costante e progressiva crescita e, nello specifico della situazione attuale di crisi sia economica che geopolitica, è ritornato al centro della gestione economica/finanziaria di tutto il mondo, in attesa di un probabile ritorno a una forma di gold standard come prevedono molti analisti.


